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Il protocollo d'intervento

Fenomeno e testimoni

Chi opera nel nostro settore, il più delle volte, non ha a che fare direttamente col fenomeno, quanto piuttosto con persone (testimoni) che asseriscono di averlo visto o vissuto.

Riuscire pertanto a risalire alla reale fonte della notizia (il testimone appunto) è fondamentale per avere un quadro quanto più vicino alla realtà dei fatti.
Accertarsi infatti dell'esistenza dei testimoni, stabilirne la credibilità, e verificare l'attendibilità del loro racconto, è alla base dell'indagine.

In sostanza, prima di cercare risposte, dobbiamo accertarci che esista davvero un fenomeno da investigare, secondo quanto recita l'imperativo categorico di Hyman: non bisogna cercare di spiegare qualcosa fino a quando non si è sicuri che questo qualcosa esista.

Come risalire al testimone o ai testimoni?

Nel caso più fortunato, la notizia che andiamo cercando proviene dalla cerchia di parenti o amici, quindi risulta abbastanza facile risalire alla fonte primaria che, si presuppone, sarà anche disponibile a relazionarsi con noi.

Ovviamente il più delle volte, invece, non si è così fortunati, ed è più probabile che la notizia venga diffusa dai media. In questo caso l'ideale è avere le “giuste conoscenze”, ossia poter contare su buoni rapporti con gli organi di informazione (media) della zona di nostra competenza, e con altre realtà locali operanti nel settore (associazioni, gruppi di studio, singoli studiosi e appassionati).
Potendo contare su questi canali preferenziali si può sperare di arrivare alle identità dei testimoni che ci interessa contattare, anche quando questi rimangono in forma anonima.
Per non perdere tempo, e per non importunare tutti ogni volta che succede qualcosa, è utile verificare qual è la prima fonte che ha riportato il fenomeno.
Sarà, infatti, conveniente andare a chiedere informazioni direttamente a quella fonte (se la si conosce sufficientemente) e non a tutte le altre che, avendo pubblicato solo in un secondo tempo la notizia, probabilmente si sono limitati semplicemente a riportarla.
Fanno eccezione quelle fonti che, pur se secondarie, hanno pubblicato dettagli non presenti nella prima notizia uscita. Vale la pena capire come sono arrivati a tutti quei particolari in più. Potrebbe infatti essere la conseguenza di un contatto diretto e successivo col testimone.

In mancanza di quelle che abbiamo definito le “giuste conoscenze” dobbiamo adottare un'azione investigativa diversa, ossia dobbiamo andare a caccia di informazioni.
Evidentemente stiamo parlando di realtà locali che dovremmo conoscere abbastanza bene, giacché parliamo di territori di nostra competenza.
Pertanto dovremmo essere anche in grado di sapere come e dove cercare informazioni in un determinato luogo.
Il bar o l'edicola giusta, il centro anziani o il ritrovo giovanile di turno sono di solito dei posti indicati per andare a caccia di informazioni, come pure può esserlo parlare con le persone che “tutto sanno” di quel posto e delle persone che vi vivono.
Ecco perché avere un database aggiornato dei “posti sensibili” e delle “persone utili” da contattare, quando dovesse servire, è un lavoro utile e necessario che va curato costantemente.

Con che tipo di testimone abbiamo a che fare?

Valutare la credibilità del testimone e la attendibilità della testimonianza risulta il lavoro principale dell'inquirente.
Quando ci troviamo davanti a una persona che ci racconta un fatto insolito, dobbiamo tener conto delle seguenti possibili situazioni:
1. i fatti che ci racconta il testimone corrispondono esattamente a quanto realmente è accaduto;
2. il testimone racconta i fatti in assoluta buona fede ma si è confuso travisando ciò che ha visto. In sostanza il testimone è incappato in errore, involontariamente e inconsapevolmente, e dichiara di aver visto qualcosa che nella realtà è però diversa da come lui la racconta. Questo può avvenire per diversi motivi tra cui: a) ignoranza del testimone nel non riconoscere il fenomeno che ha visto; b) autosuggestione del testimone (spontanea o successivamente indotta); c) allucinazione del testimone;
3. il testimone racconta deliberatamente il falso, inventando fatti che non sono assolutamente avvenuti per come li ha descritti. Il testimone può raccontare una bugìa per vari motivi: a) per espliciti secondi fini; b) per attirare su di sè semplicemente l'attenzione (manìa di protagonismo); c) per fare uno scherzo.

Ora vanno anche considerate possibili situazioni miste.
Ad esempio, una parte della testimonianza potrebbe corrispondere alla realtà dei fatti, mentre una seconda parte potrebbe essere frutto di una cattiva interpretazione, oppure di autosuggestione, o di voglia di protagonismo che porta ad esagerare il racconto e così via.
In sostanza, una testimonianza di tipo 1 potrebbe essere contaminata da una serie di particolari aggiunti in un secondo momento dal testimone, tanto in buona quanto in cattiva fede.
Ai fini dell'indagine, sarà importante quindi riuscire ad estrapolare dalla testimonianza la parte fondamentale che chiameremo “principale”, mentre chiemeremo “secondaria” quella che comprende vari particolari più marginali e/o comunque aggiunti solo in un secondo momento.
Questo perché la parte principale della testimonianza dà elementi più utili e diretti per valutare la attendibilità del racconto.

Come si approccia il testimone?

Il principale obiettivo dell'inquirente è estrapolare quante più informazioni dalla testimonianza che va a raccogliere, stando sempre attento a non influenzare il testimone spingendolo a dire più di quello che realmente sa o ricorda.
Insomma il testimone non deve mai essere “aiutato” nel trovare risposte, definizioni e aggettivi durante la sua testimonianza, che deve essere tutta esclusivamente frutto della sua testa.
Inoltre è bene sempre tenere a mente che più tempo passa dal giorno dell'esperienza e più il ricordo viene inevitabilmente contaminato da fattori esterni, come informazioni più recenti che non fanno parte del ricordo originale o altri generi di contaminazioni dello stesso.
Un pronto intervento da parte dell'inquirente è dunque fondamentale.
Inoltre l'accuratezza del ricordo è subordinato a una serie di fattori che vanno tenuti presente e che sono:
a) la durata dell'evento;
b) le condizioni in cui è avvenuta l'esperienza;
c) lo stato e le condizioni del testimone (età, conoscenza del fenomeno, aspettative, pregiudizi, precedenti esperienze, spirito di osservazione, difetti visivi o di altro tipo, ecc.)
Tutte queste informazioni sono fondamentali per avere un quadro più preciso su credibilità del testimone e attendibilità della sua testimonianza.
Inoltre sono necessarie anche per stabilire e separare la testimonianza “principale” da quella “secondaria”.